Antropocentrismo

la maggior parte di noi, quando sceglie un cane, ha delle aspettative precise su di lui e su quella che sarà la vita insieme, ma partire così significa iniziare con il piede sbagliato. Pensare che il cane debba rispondere all’idea che ci siamo fatti di lui ed agire in base alle nostre previsioni è egoista ed egocentrico. Il cane non è un’entità riferita a noi e plasmabile a nostra immagine e somiglianza (o desiderio) e non possiamo utilizzarlo come ci pare e piace. Questo atteggiamento è il più grosso ostacolo nella costruzione di una relazione perché non siamo predisposti a capire e conoscere l’individuo che abbiamo davanti. Se non c’è reciproco ascolto non c’è nessuna relazione. Non esiste nessuna relazione laddove crediamo di possedere l’altro, poiché l’altro si riduce ad oggetto di consumo. 

Oggi chi sceglie un cane di una certa razza lo fa esclusivamente basandosi sull’estetica, così come si farebbe scegliendo un peluche. È, dunque, l’aspetto esteriore a orientare la scelta, non certo la consapevolezza di motivazioni, vocazioni e attitudini. Il risultato è che questi proprietari restano sorpresi e delusi di fronte a comportamenti ovvi e perfettamente prevedibili. Chiamano educatori e istruttori affinché gli “mettano a posto il cane”, ma non si rendono conto che sono le loro aspettative a dover cambiare in quanto del tutto irragionevoli e scollegate dalla realtà.

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